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Fuori dall’Unione Europea o fuori dal Capitale?
di Centro Popolare Autogestito Fi-Sud

Questo contributo di analisi si inquadra nel contesto del ciclo di incontri, dibattiti, iniziative e proiezioni che abbiamo organizzato in occasione del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e che vedrà il prossimo appuntamento sabato 25 novembre, alle 18.00 al Cpa fi-sud, con Ferdinando Dubla assieme al quale affronteremo la questione della pedagogia sovietica.

Quando abbiamo iniziato a discutere del programma di queste iniziative abbiamo pensato che fosse importante farlo fuori da ogni retorica cercando di organizzare momenti in cui si potesse valorizzare quell’esperienza storica agli occhi di chi ancora oggi lotta per cambiare il sistema di cose presenti e di modo che questo bagaglio e lo stimolo politico andasse nella direzione di rimettere qualche attrezzo nella cassetta.

Noi riteniamo che ancora oggi il socialismo rappresenti una necessità e l’unica possibilità di riscatto per il proletariato: le condizioni e il contesto che portò i contadini, i soldati e gli operai russi a prendere il potere nelle proprie mani non ha fatto altro che procedere nella direzione che i comunisti avevano indicato con sempre maggiori discriminazioni e disuguaglianza, un sempre più forte sfruttamento della forza lavora e sempre più efferate guerre e crisi.

Ai nostri detrattori, che provocatoriamente spesso ci chiedono come si possa essere comunisti nel 2017 additandoci come “anacronistici” noi rispondiamo ribaltando la domanda e chiedendo loro come si possa avere ancora fiducia in un sistema che genera tutto ciò che dicevamo poco fa.

Anche per questo pensiamo siamo importante recuperare la logica e gli insegnamenti sia pratici che teorici che la Rivoluzione d’Ottobre e il marxismo-leninismo ci hanno lasciato per sapere leggere la realtà che abbiamo davanti per meglio potervi intervenire.

Proprio di questo abbiamo parlato con Francesco Piccioni nell’iniziativa del 28 ottobre scorso su “Le Tesi d’Aprile”. Piccioni metteva in evidenza come non fosse tanto importante leggere quelle tesi come se fossero un programma scolpito nella pietra ma saperne cogliere e recuperare la logica: esiste un oggettività della realtà in cui viviamo ed è indubbio che questa oggettività debba esser conosciuta e approfondita. Solo attraverso questa consapevolezza la soggettività può individuare le fessure e gli spiragli lasciati dalla controparte per intervenire e trasformarli in crepe: quello che in due parole potremmo definire un “processo di rottura” che non necessariamente è di per se rivoluzionario, ma che sicuramente può rappresentare un passo in avanti per la classe poiché mette in essere un processo di trasformazione all’interno del quale gli equilibri preesistenti vengono messi in discussione e si aprono nuovi spazi di agibilità.

Con questo contributo vorremmo cercare di stimolare il dibattito nella direzione di una maggiore comprensione del contesto oggettivo in cui viviamo parlando di Unione Europea.

Cos’è l’Unione Europea? La Ue è un’organizzazione politica ed economica basata sulla sottoscrizione e rispetto di determinati patti e trattati da parte degli Stati che la compongono.

Questa organizzazione di Stati si poggia su istituzioni proprie: il Parlamento Europeo, la Commissione Europea, il Consiglio dell’Unione Europea, il Consiglio Europeo e la Banca Centrale Europea.

L’unica di queste istituzioni ad essere eletta a suffragio universale è il Parlamento Europeo composto da 751 deputati eletti: formalmente sarebbe l’istituzione depositaria del potere legislativo. Un gradino sopra a questo, sempre nel ramo legislativo, si colloca il Consiglio dell’Unione Europea che coordina le politiche comunitarie e in determinati casi può impegnare i governi degli Stati membri: tutto ciò tenendo presente che il potere legislativo rimane in realtà una prerogativa degli Stati e dei loro Parlamenti al netto del processo di accentramento dei poteri e del processo di esecutivizzazione in atto: non a caso il Consiglio dell’Unione Europea essendo formato dai ministri degli Stati membri è un ramo del potere legislativo europeo gestito direttamente dall’espressione del potere esecutivo degli stati stessi.

Ma se vogliamo comprendere dove risieda il potere dell’Unione Europea dobbiamo spostarci sul ramo esecutivo e precisamente sulla Commissione Europea che custodisce i Trattati e vigila sulla loro applicazione. Parlando di Trattati pensiamo sia necessario soffermarsi su quelli di natura economica: il Trattato di Maastricht del 1993 attraverso i cui parametri è stabilito quali siano le prerogative cui deve rispondere uno Stato per entrare a far parte dell’Unione Europea, il Patto di Crescita e stabilità del 1997 che dotava l’Unione Europea degli strumenti per inviare avvertimenti e disporre sanzioni ai paesi che non rispettavano i parametri di Maastricht e il più recente Trattato sulla stabilità che prevede obbligo del pareggio di bilancio, la riduzione del rapporto tra debito e PIL e il coordinamento delle politiche di riduzione del debito pubblico con il Consiglio e la Commissione Europea.

Soffermarsi sui passeggi che portarono all’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione italiana è sicuramente utile per capire quale sia il funzionamento di determinati meccanismi.

Nel pieno della crisi e dell’attacco speculativo dei mercati al debito pubblico italiano nel settembre 2011 Tremonti propose al Consiglio dei Ministri un disegno di legge costituzionale per l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione.

Il testo fu esaminato e licenziato dalle varie commissioni circa due mesi dopo, pochi giorni prima delle dimissioni di Berlusconi.

Non appena nominato Monti Presidente del Consiglio il disegno di legge proseguì il suo iter e fu votato da più dei due terzi del Parlamento italiano evitando così il referendum.

Nel maggio del 2012 il disegno fu legge. Questa legge seguì un iter parallelo al Trattato sulla stabilità di cui parlavamo poco fa che, entrando in vigore dopo esser stato a lungo caldeggiato dalla BCE, generalizzò un provvedimento che il governo e il parlamento italiano avevano già previsto nella propria legislazione.

La BCE, istituita proprio con il Trattato di Maastricht, è il fulcro del meccanismo di vigilanza sulle banche degli stati membri dell’Ue. Il suo Consiglio direttivo è composto dai sei membri del Comitato Esecutivo e dai governatori delle varie banche degli stati membri.

Il rafforzamento delle istituzioni dell’Unione Europea è un processo in divenire.

In questo processo gli Stati membri cedono una parte della propria sovranità alle istituzioni comunitarie, di cui fanno parte secondo una precisa gerarchia, mantenendo intatti i propri poteri ma all’interno di precisi paletti che ne condizionano le politiche.

Questi passaggi evidenziano uno scontro interno alla stessa borghesia. Il governo Berlusconi era espressione degli interessi particolari della borghesia nazionale italiana.

Questo non significa che in Italia il governo Berlusconi fosse ostile alla Ue e non esistesse una borghesia europeista con interessi altri, ma che questa non riusciva in tutto e per tutto a dispiegare la propria politica.

L’attacco speculativo al debito italiano è stato l’arma, e non a caso usiamo questo termine, attraverso cui la borghesia europea ha preso in mano il controllo della situazione e l’ha gestita direttamente.

Potremmo interpretare la proposta di Tremonti sul pareggio di bilancio come un tentativo in extremis di restituire al governo Berlusconi una legittimità agli occhi della classe dominante europea, ma i giochi erano già fatti, tanto che sono bastate le dimissioni di Berlusconi e la nomina di Monti nel giro di due giorni a vedere lo spread, il famoso spread, invertire la sua tendenza.

Quindi un vero e proprio atto di guerra economica che abbiamo visto ripetersi in altre circostanze come in Grecia.

In questo senso è necessario chiarire l’esistenza di una dialettica centro-periferia.

Quando parliamo del fatto che all’interno della Ue esiste una gerarchia tra Stati intendiamo dire che esiste un nucleo forte che impone la propria politica.

Questa dinamica è stato uno dei presupposti della nascita della Ue e fu in qualche modo fotografata sin da subito dal regime dei cambi fissi tra le vecchie monete nazionali e l’Euro.

La dinamica è diventata ancor più evidente rispetto alla questione del debito e al tasso di interesse applicato ai titoli emessi dalle banche centrali: siamo arrivati al punto che dalle stesse istituzioni europee si levano sempre più insistentemente voci di “Europa a due velocità” o di “sviluppo duale”.

Se questo è vero all’interno dei confini della Fortezza Europa, verso l’esterno la Ue agisce come il centro di quella che considera la propria periferia: il Nordafrica, i paesi dell’est europeo non ancora integrati e il Medioriente. Queste sono le aree dove vediamo materializzarsi lo scontro imperialistico caratterizzato da alleanze asimmetriche e sempre meno durature rispetto al passato.

Come nucleo forte dell’Unione Europea identifichiamo Francia e Germania che, pur non rappresentando un vero e proprio asse visto l’insorgenze di reciproche contraddizioni, hanno caratteristiche complementari: da una parte la potenza economica tedesca e dall’altra la capacità militare francese.

Ció che vorremmo precisare è che questo tipo di dialettica non è una prerogativa della Ue ma una dinamica che si è sviluppata con il Capitale.

Non a caso lo sviluppo ineguale tra territori e regioni, nord e sud o est e ovest è propria anche degli Stati: una strategia ben oliata per frammentare e differenziare da una parte, e meglio gestire il potere dall’altra.

Se quello che abbiamo descritto corrisponde ad uno scenario fatto di sopraffazione, controllo, sfere di influenza, gerarchie e guerra anche se combattuta senza carriarmati e bombardieri, almeno per ora, a tutto ció non può che corrispondere un adeguato livello repressivo.

Non a caso il Trattato sulla stabilità coesiste con il Patto per la sicurezza recepito dalla Commissione Europea su richiesta di Hollande all’indomani degli attenti di Parigi.

Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza in Francia le istituzioni dell’Unione Europea, con benedizione della Troika, organo informale composto da Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea, hanno stabilito che le spese per la sicurezza, siano esse per le missioni internazionali o sul fronte interno, non devono essere conteggiate nel quadro del Trattato sulla stabilità: questo per sottolineare il carattere imperialista e repressivo dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda la legislazione antiter e la ristrutturazione del sistema carcerario queste si ridefiniscono continuamente adeguandosi anch’esse alla fase in atto ma sono una prerogative dei singoli Stati membri.

Abbiamo visto come, facendo continuamente leva sulla categoria dell’emergenza anche in Italia si sia sviluppato il quadro che abbiamo davanti: da una parte il 41bis, l’elevata vigilanza, l’alta sicurezza, dall’altra l’ampliamento dell’art.270 fino al sexies che definisce quali siano le condotte terroristiche per lo Stato, l’inasprimento di determinati reati di piazza come quello di “devastazione e saccheggio”, il travisamento, l’accensione di torce e fumogeni fino all’arresto in differita e l’applicazione di una serie di misure extragiudiziali tese ad escludere determinati soggetti e figure sociali da altrettanto specifici contesti.

Da questo punto di vista l’Unione Europea agisce tramite Europol, un’agenzia prevista sin dal Trattato di Maastricht ma attiva dal 1998 con sede all’Aia.

Europol è priva di poteri esecutivi ma promuove la cooperazione dalle forze di polizia degli Stati membri gestendo un sistema computerizzato per la raccolta di informazioni relative a soggetti sospetti o condannati.

A Europol si affianca Eurojust, organo di cooperazione giudiziaria della Ue istituito nel 2002, che ha il compito di rafforzare il rapporto tra i ministeri competenti agevolando indagini internazionali, richiedendo esso stesso l’avvio di indagini e agevolando le richieste di estradizione.

Rispetto a ciò una specifica dobbiamo farla sul mandato di arresto europeo: istituito anch’esso nel 2002, è un provvedimento giudiziario emesso da uno Stato membro per procedere all’arresto e alla consegna di un determinato soggetto da parte di un altro Stato membro.

La procedura di consegna si suddivide in tre fasi: la prima fase prevede che il mandato venga spiccato dall’autorità emittente e comunicato all’autorità dello Stato in cui si trova la persona ricercata.

Nella fase d’attuazione l’autorità dello Stato che riceve la comunicazione deve eseguire l’arresto o rifiutarsi nei casi previsti dall’accordo quadro.

A quel punto la persona arrestata può opporsi all’estradizione e presentarsi davanti all’autorità giudiziaria dello Stato dove è stato fermato che giudicherà secondo il rispetto delle proprie norme.

In Italia abbiamo avuto esempi lampanti di come le relazioni diplomatiche tra gli Stati possano scavalcare anche casi in cui l’accordo quadro prevederebbe la possibilità di rifiuto dell’estradizione: è il caso di Lander che viveva ormai da anni stabilmente a Roma, arrestato per un fatto che in Italia non potrebbe consentire l’estradizione ma ugualmente consegnato a Madrid. È il caso di altri militanti baschi che il tribunale di Roma ha consegnato a Madrid nonostante lo stesso procuratore generale avesse espresso parere contrario dato che la documentazione inviata dalla Spagna era parziale e poco chiara.

Per la prima volta ora però l’Ue si trova ad affrontare la situazione in cui sul banco degli imputati si trova un leader politico di estrazione liberale e moderato come Puigdemont: un terreno inesplorato che potrebbe far emergere contraddizioni non da poco vista anche l’esposizione mediatica del caso.

L’impianto repressivo che abbiamo descritto e su cui molto altro potremmo aggiungere si caratterizza per la sua essenza controrivoluzionaria.

Ma visto che in questo caso stiamo parlando “del nemico” ci preme sottolineare come il caso della Catalogna, con l’arresto di alcuni ministri catalani e il mandato di cattura per gli altri, dimostri che in termini di controllo e gestione del potere la classe dominante possa rivolgere quei dispositivi anche contro spezzoni di borghesia che rappresentano interessi diversi dai propri.

Se, come abbiamo visto gli Stati cedono parte della loro sovranità alle istituzioni europee, dobbiamo anche chiederci perché questo avvenga e quali siano i motivi e le tappe che hanno portato l’Unione Europea ad essere ciò che è oggi.

Marx ci insegna che all’interno del processo materiale che è la storia dobbiamo distinguere le forze produttive e i rapporti di produzione che assieme costituiscono la base economica su cui si muove la società: la struttura. Su questa sorgono le istituzioni politiche e giuridiche: la sovrastruttura.

Sotto il modo di produzione capitalista e nella fase imperialista l’Unione Europea non può che essere una sovrastruttura del Capitale e per capirne a fondo l’essenza dobbiamo capire a quale fase del Capitale corrisponda, che espressione sia di questo e come si collochi dentro lo scontro globale in atto.

La nascita del polo imperialista europeo risponde proprio alla necessità del capitale di dispiegare il processo di accumulazione a livello internazionale. La libera circolazione delle merce e dei capitali all’interno dell’area europea ne è il presupposto.

L’UE nasce attorno a precisi presupposti maturati nella fasi precedenti.

Le condizioni storiche e lo sviluppo delle forze produttive non permettono che il capitale europeo sopravviva alla competizione globale e allo scontro imperialista in atto se non in questa forma.

Per approfondire questo tema consigliamo la lettura di un lavoro del Centro di Documentazione Wacatanca di Milano intitolato “Fuori dall’Unione Europea o fuori dal Capitale?” che potrete trovare presso la Libreria Majakovskij del Cpa fi-sud.

Il titolo del lavoro è una domanda aperta, un punto fondamentale di un dibattito in divenire.

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De Marco

Non ho capito l’argomento. Dobbiamo uscire della BCE? Della UE? Ecc. Oppure lottare dentro, riprendendo la competenza nazionale esclusiva sugli affari sociali, e attualizzando l’Articolo 47 sulla tutela nazionale del credito? Noto che il credito non è la moneta la gestione della quale può essere lasciata alla BCE almeno finché non si ridefinisce il suo mandato. Noto che nel quadro dell’euro non si può scatenare attacchi speculativi contro un singolo paese membro. La « gauche plurielle » fu così protetta mentre portava avanti le sue riforme esemplari, incluso la RTT a 35 ore settimanali. Al capitale internazionale, rimarrebbe solo la manipolazione dello spread, cioè il ruolo nel finanziamento del debito pubblico e di certi investimenti infrastrutturali che, appunto avviene oggi sul mercato internazionale speculativo dominato da una decina di banche sistemiche dette « primarie ». Con il controllo nazionale del credito ed il suo uso scientifico – vedi il mio Compendio di economia politica marxista (a) – questa possibilità sparisce e il debito si abbassa facendo emergere anno dopo anno il margine budgetario necessario per permettere di abbassare progressivamente il ratio iniziale (diciamo 40 euro di credito per 1 euro di fondi propri) utilizzato dalla nuova banca pubblica …

Si metterebbe così fine al « credit crunch » sopratutto se si ridefinirebbe il ruolo della Cassa dei depositi e la si farebbe operare, almeno in parte, in appoggio alla politica di investimenti socio-economici della nuova banca pubblica e dello Stato nazionale. A questo si aggiungerebbe una nuova definizione dell’anti-dumping capace di proteggere il « reddito globale netto » dei focolari, cioè il salario individuale, il salario differito ed i trasferimenti ai focolari sotto forma di accesso universale alle infrastrutture ed ai servici pubblici. Paolo De Marco

a) Vedi sezione livres-books del sito Occhiali da Sole Retro Polarizzati Riflessivo Specchio Occhiali da Vista Uomo Donna Nero opaco/Polarizzato Specchio Verde fQCvBOwYSI
. Vedi ad esempio l,abbozzo di programma minimo essenziale capace di ricreare un Arco costituzionale in http://rivincitasociale.altervista.org/m5s-sinistra-autentica-rosatellum-9-nov-2017/


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Padova. La strada dell’Ucraina, dal massacro di Odessa all’Unione Europea

Notate che è importante selezionare il corretto eseguibile ...\Git\bin\sh.exe , e assolutamente non git-bash.exe che avvia Bash in un terminale suo proprio ( cmd.exe o MinTTY a seconda di cosa avete scelto installando Git). Come directory di partenza vi conviene scegliere la directory base dei vostri progetti ( d:/repos nel nostro caso).

Una volta avviata la shell Bash, potete portarvi nella directory del progetto che vi interessa e dare il comando git init per creare lì una repository Git. Il prompt (master) vi indicherà a questo punto che siete nel branch di default master . Giocare con Git dalla shell a questo punto è facile. Provate per esempio:

Se invocate gitk mentre siete in una repository, aprite l'interfaccia grafica di GitK e potete vedere i vostri commit (naturalmente potete usare anche git log per questo).

L'interprete interattivo dei comandi Python (la shell con il caratteristico prompt >>> , per intenderci) è uno strumento essenziale non solo per le piccole necessità di tutti i giorni, ma anche quando siete immersi in un progetto "importante". La shell vi consente di provare rapidamente frammenti di codice, verificare la documentazione, importare ed eseguire interattivamente il codice che state scrivendo, e così via.

Non c'è niente di male nell'invocare l'interprete Python direttamente nella vostra shell, come abbiamo fatto finora: è il modo più rapido, e spesso è più che sufficiente. Tuttavia per le sessioni più lunghe e impegnative desiderate avere un'interfaccia migliore. Le opzioni non mancano, a partire da , la shell di default che trovate installata con Python. Potete avviare IDLE dai link del Menu Start, naturalmente. Ma forse a questo punto preferite usare la shell:

In questo modo potete avviare le diverse IDLE "globali" (con py -2 -m idlelib , py -3 -m idlelib etc.) oppure, se siete all'interno di un venv, la IDLE del venv.

Un'altra opzione è costituita dal vostro editor. Molti editor evoluti offrono la possibilità di integrare una per vari linguaggi di programmazione, tra cui naturalmente anche la shell di Python. In genere potete configurare la shell integrata per lavorare globalmente, oppure all'interno di un venv.

Tuttavia in questi anni si è progressivamente affermata una shell molto evoluta e ricca di opzioni: gli Jupyter Notebook (in precedenza noti come IPython Notebook) sono lo stato dell'arte, al punto che è riduttivo considerli solo delle shell. Jupyter è piuttosto un ambiente di sviluppo (IDE) interattivo, rivolto soprattutto alla comunità scientifica e alle applicazioni di data visualisation. Il sito è ricco di esempi e la documentazione è molto completa. Potete provare i notebook nel vostro browser senza installare nulla, se volete farvi un'idea.

In materia di religione , ha condiviso decisioni come Lee v. Weisman, 505 U.S. 577 (1992), che vietava la recitazione di preghiere durante la cerimonia di consegna dei diplomi nelle scuole pubbliche, e McCreary County v. ACLU of Kentucky, 545 U.S. 844 (2005), secondo cui l'esposizione dei Occhiali da Vista Dolce amp; Gabbana DG 5026 3159 xdHXTlA
in un'aula di tribunale è una violazione del principio di separazione tra stato e chiesa; ha dissentito da Rosenberger v. University of Virginia, 515 U.S. 819 (1995), in base alla quale un'università pubblica che finanzia giornali studenteschi non può rifiutare tali finanziamenti a un giornale religioso, da Zelman v. Simmons-Harris, 536 U.S. 639 (2002), che confermò la fornitura di buoni scuola da utilizzare presso scuole private in gran parte religiose, e da Van Orden v. Perry, 545 U.S. 677 (2005), che stabilì che un monumento riportante i dieci comandamenti situato in un parco pubblico non viola il principio di separazione tra stato e chiesa poiché trasmette un messaggio storico e sociale e non solo religioso.

In campo penale ha condiviso le sentenze con cui la Corte ha stabilito che la pena di morte non è applicabile ai minorati mentali (Atkins v. Virginia, 536 U.S. 304 (2002)) e ai minorenni (Roper v. Simmons, 543 U.S. 551 (2005)), mentre ha dissentito dalle sentenze Ewing v. California, 538 U.S. 11 (2003) e Lockyer v. Andrade, 538 U.S. 63 (2003) che confermavano la validità di una legge della California ( three strikes law ) che imponeva sentenze estremamente pesanti ai recidivi anche per reati minori.

Inoltre ha dissentito da diverse sentenze che limitavano i poteri federali a favore degli stati (ad esempio, Alden v. Maine, 527 U.S. 706 (1999) o United States v. Morrison, 529 U.S. 598 (2000)); ha condiviso la decisione in Reno v. ACLU, 520 U.S. 1113 (1997), che annullava alcune norme contro la diffusione di materiale pornografico via internet , in quanto lesive della
; ha dissentito da Bush v. Gore, 531 U.S. 98 (2000), che risolveva a favore di George W. Bush la contestata elezione presidenziale del 2000 ; ha condiviso le decisioni secondo cui i cittadini stranieri detenuti a Guantanamo e i cittadini americani detenuti come "combattenti nemici" nell'ambito della guerra al terrorismo hanno il diritto di ricorrere in tribunale contro la detenzione (Rasul v. Bush, 542 U.S. 466 (2004) e Hamdi v. Rumsfeld, 542 U.S. 507 (2004)), e Hamdan v. Rumsfeld, 126 S. Ct. 2749 (2006), che concluse che le commissioni militari create per processare i detenuti a Guantanamo sono illegali.

Il 30 aprile 2009 la Occhiali da vista RayBan RX7025 5417 QeRM0o
annunciò che Souter aveva deciso di ritirarsi in pensione al termine della corrente sessione della Corte Ocean Eye Occhiali da Sole Unisex Adulto Rosa/Grigio 55 Rosa/Grigio WsJeBnVJ
. Il giorno dopo il presidente
ha confermato la notizia intervenendo alla quotidiana conferenza stampa tenuta alla Casa Bianca, e la Corte ha reso pubblica la lettera indirizzata al Presidente in cui Souter annuncia il pensionamento [4] . Il 26 maggio Obama ha nominato a succedergli Sonia Sotomayor . Il pensionamento di Souter è divenuto effettivo il 29 giugno 2009.

In Francia la cittadinanza può essere acquisita in tre modi diversi.

Il primo comprende sia l’acquisizione per filiazione ( jus sanguinis ) che quella per nascita ( jus soli ).

Il secondo modo di acquisizione è rappresentato dal matrimonio con cittadino o cittadina francese.

Il terzo si produce in seguito ad una decisione delle autorità francesi (naturalizzazione).

Filiazione o nascita

Per quanto riguarda l’attribuzione per filiazione, è francese il figlio, legittimo o naturale, di una coppia in cui almeno uno dei due genitori sia francese (art. 18 c.c.).

Analogamente, è francese per filiazione anche il minore oggetto di adozione piena da parte di un francese. La cittadinanza non spetta invece al minore che sia oggetto di un’adozione semplice. Egli ha tuttavia facoltà, sino al momento della maggiore età, di reclamare la cittadinanza francese con dichiarazione, purché risieda in Francia alla data di quest’ultima. L’obbligo di residenza è sospeso qualora i genitori non risiedano in Francia.

La nazionalità può essere richiesta anche da un minore abbandonato in Francia ed allevato da un cittadino francese o affidato ai servizi di assistenza sociale per l’infanzia, purché abbia ricevuto un’educazione improntata ai valori ed alla cultura nazionale per almeno cinque anni.

Per quanto riguarda l’acquisizione per nascita, è francese il figlio, legittimo o naturale, nato in Francia quando almeno uno dei due genitori vi sia nato, qualunque sia la sua cittadinanza (art. 19-3 c.c.).

La semplice nascita nel territorio nazionale non rileva ai fini dell’attribuzione della cittadinanza se non per i minori figli di apolidi o di genitori sconosciuti o che non trasmettono la loro nazionalità.

Inoltre, per effetto della legge di modifica del c.c., del 16 marzo 1998, che ha soppresso il regime della manifestazione di volontà, ogni bambino nato in Francia da genitori stranieri acquisisce automaticamente la cittadinanza francese al momento della maggiore età se, a quella data, ha la propria residenza in Francia o vi ha avuto la propria residenza abituale durante un periodo, continuo o discontinuo, di almeno 5 anni, dall’età di 11 anni in poi. Le autorità pubbliche e gli istituti di insegnamento sono tenuti ad informare le persone interessate sulle disposizioni normative in materia (art. 21-7 c.c.).

L’acquisizione automatica può essere anticipata a 16 anni dallo stesso interessato, con dichiarazione sottoscritta dinanzi all’autorità competente, o può essere reclamata per lui dai suoi genitori a partire dai 13 anni e con il suo consenso, nel qual caso il requisito della residenza abituale per 5 anni decorre dall’età di 8 anni.

Matrimonio

La cittadinanza francese è aperta, con dichiarazione da sottoscrivere dinanzi all’autorità competente, a qualunque straniero o apolide che contragga matrimonio con un cittadino o una cittadina francese, dopo il termine di 4 anni dal matrimonio (l’innalzamento del termine, da 2 a 4 anni, è stato introdotto dalla legge 2006-911, del 24 luglio 2006 relativa all’immigrazione, allo scopo di contrastare il fenomeno dei matrimoni a scopo di naturalizzazione), a condizione che alla data della dichiarazione la comunione di vita non sia cessata fra gli sposi, che il coniuge francese abbia conservato la propria nazionalità e che lo straniero dimostri una residenza effettiva e non interrotta in Francia per tre anni consecutivi (art. 21-2 c.c.). Il coniuge straniero deve inoltre dimostrare una conoscenza sufficiente della lingua francese.